L'Orto Botanico dell'Università degli Studi di Trieste

 

 

L’Orto Botanico Universitario di Trieste è situato sul colle di Monte Valerio, all’interno del campus universitario. L’accesso è libero e aperto a tutti. Gli ingressi pedonali sono tre: il cancello superiore con scalette su via Licio Giorgieri (presso al “Castelletto”), il grande cancello inferiore su via Fleming (senza barriere architettoniche) e un cancello più piccolo, con gradino, sempre su via Fleming all’altezza della rampa per l’edificio H3. Chi arriva in auto può entrare dal Varco 10.

L'Orto Botanico Universitario è una istituzione che mantiene piante vive, documentate ed etichettate, aperta al pubblico con scopi di ricerca scientifica, educazione, esposizione, ricreazione e conservazione. Custodisce circa 550 entità cartellinate provenienti da Europa, Americhe, Africa, Asia e Australia, endemiche del Carso, del Friuli Venezia Giulia e dell’area mediterranea e una piccola sezione dedicata alle pteridofite. L'Orto Botanico vanta un esemplare monumentale di roverella (Quercus pubescens) bisecolare, unico albero rispettato durante i disboscamenti del periodo bellico.

Parte integrante dell'Orto Botanico, ma al di fuori del suo recinto e senza limiti d'orario, è il Sentiero Naturalistico del Monte Valerio, con diversi punti d'interesse valorizzati da cartelli esplicativi sulla flora e la fauna. L'ingresso del sentiero si trova di fronte al cancello superiore dell'Orto Botanico su via L. Giorgieri nei pressi del Castelletto.

L’Orto Botanico si sviluppa su una superficie di circa 2400 m2, a 120 metri d’altitudine su un terreno organizzato in terrazzamenti, esposto a sud ovest sul golfo di Trieste. Per la sua peculiare posizione geografica risente del clima submediterraneo della fascia costiera alto-adriatica con estati e inverni secchi e primavere e autunni piovosi. La piovosità è di circa 1100 mm/anno.

L’Orto botanico nacque nell’autunno del 1962 quando gli istituti biologici delle Facoltà di Scienze e Farmacia dell'Università di Trieste vennero insediati nella villa Sevastopulo, ex villa Valerio, al limite superiore del Campus Universitario. Nella villa avevano sede gli Istituti di Zoologia, Farmacologia, Fisiologia Generale e Chimica Biologica, mentre l'Istituto Botanico veniva insediato in un edificio agricolo adiacente. Venne assegnata al nuovo Orto tutta l'area circostante in buona parte tenuta a bosco seminaturale. Dalla primavera del 1963 iniziarono i lavori per la sistemazione dell'Orto: l’originaria struttura a tre gradoni sostenuti da muri in arenaria – tratto distintivo dei pendii arenaceo-marnosi che abbracciano il capoluogo giuliano – vennero rimodellati e solo in piccola parte conservati lungo l’attuale piccola serra fredda. Vennero quindi create aiuole a roccera, tipiche dei giardini alpini, sostenute da spalliere di pietra carsica il cui colore grigio chiaro offre un piacevole contrasto con l’arenaria dei vecchi muri.

L’Orto Botanico Universitario custodiva in origine una collezione dedicata in prevalenza alla flora Carsica e regionale con alcuni esemplari a distribuzione illirica. Dopo una lunga fase di declino, la recente valorizzazione – avviata negli anni 2019-20 - punta a una maggior diversificazione per soddisfare le esigenze della didattica. L’Orto aspira a dotarsi di una collezione botanica con caratteristiche ecologiche, corologiche, fisiologiche, riproduttive diversificate al fine di fornire agli studenti un supporto al processo d’apprendimento continuando ad essere luogo della ricerca con spazi dedicati alle esigenze del Dipartimento.

L’Orto Botanico presenta diverse sezioni: all’ombra del secolare leccio sono custodite le pteridofite:emicriptofite rosulate come Athyrium filix-femina, Asplenium scolopendrium, Polypodium cambricum, Pteris cretica, P. dentata, P. multifida; geofite rizomatose come Cyrtomium laetevirens, Dryopteris filix-mas; emicriptofite cespitose come Matteuccia struthiopteris. Nei pressi della serra superiore c’è la sezione dedicata alle succulente con Aeonium arboreum, Agave americana, A. salmiana, A. parryi, Aloë sp., Carpobrotus edulis, Crassula ovata, nella parte pianeggiante, piccoli specchi d’acqua accolgono le piante acquatiche: idrofite natanti come Lemna minor, L.  trisulca, idrofite radicanti come Alisma plantago-aquatica, Butomus umbellatus, Nymphaea alba; geofite rizomatose come Iris fulva, Limniris pseudacorus,Orontium aquaticum, Phragmites australis, Typha latifolia.

 

 

In ordine: Asplenium scolopendrium, Cyrtomium laetevirens, Pteris cretica. Foto di Andrea Moro CC BY-SA 4.0

 
In ordine: Athyrium filix-femina, Matteuccia struthiopteris, Dryopteris filix-mas. Foto di Andrea Moro CC BY-SA 4.0

 

Le aree a prato dell’orto - nei pressi degli ingressi principali – sono punteggiate da numerosi esemplari di fanerofite arboree e cespugliose come Abies alba, A. pinsapo, Berberis thunbergii, B. vulgaris, Chamaerops humilis, Corylus avellana, C. maxima, Cryptomeria japonica, Euphorbia dendroides, Ginkgo biloba, Heptacodium miconioides,  Larix decidua, Lonicera tatarica, Malvaviscus arboreus, Medicago arborea, Myrtus communis, Nerium oleander, Osmanthus fragrans, O. heterophyllus, Pinus nigra, P. nigra subsp. laricio, Phoenix canariensis, Podocarpus macrophyllus, Prunus lusitanica, Punica granatum, Sciadopitys verticillata, Trachycarpus fortunei, Viburnum lantana, V. opulus, V. tinus, Yucca gloriosa, Y. rostrata, Ziziphus jujuba, etc.

 

In senso orario: fiore di Ceratonia siliqua, livrea autunnale di Ginkgo biloba, fiore di Diospyros kaki, frutti di Chamaerops humilis, legume di Medicago arborea.  Foto di Andrea Moro CC BY-SA 4.0

 

In ordine: Lonicera tatarica, Malvaviscus arboreus, Magnolia x soulangeana. In fondo in alto: Cryptomeria japonica e Punica granatum. Foto di Andrea Moro CC BY-SA 4.0

 

Le piante termofile sono custodite nelle aiuole a gradini della parte alta dell’Orto con specie provenienti dalle regioni a clima mediterraneo e tropicale dell’Africa, Americhe, Asia, Australia ed Europa. Citiamo, tra le diverse specie: le australiane Ozothamnus rosmarinifolius, (Asteraceae) (Nuovo Galles, Tasmania, Victoria), un piccolo arbusto sempreverde aromatico con piccole foglie verde scuro e vistose infiorescenze ad ombrella che ricordano quelle delle achillee (fioritura aprile-maggio). Westringia fruticosa (Lamiaceae) arbusto di piccola taglia con foglie lineari ricoperte sulla faccia inferiore da feltro bianco con fiori ascellari tubulari bianchi o blu pallido maculati (fioritura aprile - maggio). Boronia crenulata, è un arbusto sempreverde della famiglia delle Rutaceae, originario del sud-ovest dell'Australia Occidentale (fioritura in primavera).

 

In ordine: Eremophila nivea, Westringia fruticosa, Fabiana imbricata. Foto di Andrea Moro CC BY-SA 4.0

 

Attirano l’attenzione alcune specie africane: la vistosa Polygala myrtifolia (Polygalaceae) - un’alloctona casuale in Liguria, Sardegna, Sicilia e Puglia, molto apprezzata nei giardini per la prolungata fioritura (dalla primavera all’autunno), Salvia aurea (Lamiaceae), della regione del Capo, riconoscibile dai fiori color marrone (fioritura aprile-maggio) e Coleonema pulchrum - il cespuglio dei coriandoli – una rutacea della provincia del Capo in Sudafrica con l’abbondante fioritura primaverile di piccoli fiori rosa.

 

In senso orario, dall’alto: Centaurea cineraria, Anisodontea capensis, ,  Grevillea juniperina, Polygala myrtifolia, Ipomoea indica, Ozothamnus rosmarinifolius, Euphorbia characias, Myrtus communis. Foto di Andrea Moro CC BY-SA 4.0

 

Baccharis pilularis – l’arbusto del cojote - è un’Asteracea del chaparral della costa occidentale nord americana, una pianta pioniera che invade le praterie causando una drastica riduzione della biodiversità se non ostacolata da incendi o pascolamento. Odontonema tubaeforme è una acantacea, endemica del Sud America che predilige l’ombra e sfoggia in autunno fiori cerosi rossi disposti in spighe. La pianta raggiunge un'altezza di due metri, o la metà se coltivata in vaso. I fiori cerosi crescono in spighe lunghe dodici pollici e, nel suo paese d'origine, attirano colibrì e farfalle quando fioriscono in autunno.

 

 In ordine: Rhamnus alaternus, Convolvulus sabatius, C. cneorum. Foto di Andrea Moro CC BY-SA 4.0

Sono originarie dell’area mediterranea le convolvulacee Convolvulus cneorum un cespuglio noto come vilucchio turco con belle foglie argentee sericee e fioriture primaverili bianche o rosa pallido e Convolvulus sabatius dal caratteristico portamento strisciante con fiori blu-violetti. Sono presenti Teucrium subspinosum (Lamiaceae), endemica delle Baleari e della costa sud occidentale della Sardegna è un piccolo arbusto sempreverde (alto 20-30 cm) con foglie sessili lanceolate, infiorescenza a spiga e fiori bilabiati con calice lanoso e Ptilostemon gnaphaloides, una robusta Asteracea del Mediterraneo orientale (fioritura estiva). Centaurea cineraria (Asteraceae) - il fiordaliso delle scogliere - è una endemica delle coste liguri e tirreniche tassonomicamente complessa, con diverse sottospecie descritte e significative variazioni geografiche. Rhamnus alaternus (comunemente noto come alaterno o ramno mediterraneo) è un arbusto sempreverde, cespuglioso e resistente tipico della macchia mediterranea. Le parti più soleggiate dell’orto accolgono anche una folta collezione di Cistacee: Cistus creticus (Mediterraneo orientale), C. ladanifer (Mediterraneo occidentale, Portogallo), C. laurifolius (Mediterraneo settentrionale e Marocco), C. monspeliensis (Mediterraneo settentrionale e Magreb), C. salviifolius (Mediterraneo), e le cultivar Cistus x heterophyllus, C. x incanus, C. x pulverulentus ‘Sunset’.

In ordine: Teucrium subspinosum, Euphorbia dendroides,  Lavandula stoechas ,  Cistus ladanifer. Foto di Andrea Moro CC BY-SA 4.0

 

Nella parte bassa delle roccere troviamo due interessanti euforbiacee: Euphorbia mellifera, un arbusto originario dalle isole Canarie caratterizzato dal particolare profumo delle infiorescenze che ricorda il miele ed Euphorbia myrsinites, una camefita reptante originaria del Mediterraneo orientale fino all’Iran.

Ai margini dell’area a prato fa bella mostra di sé l’Echium candicans, una Boraginacea delle montagne di Madeira: un arbusto perenne cespuglioso con foglie lanceolate grigio-pelose e dense infiorescenze terminali a pannocchia con fiori bianchi o blu intenso (fioritura primavera – estate).

 In ordine: Allium obliquum, Glandora rosmarinifolia, Bletilla striata. Foto di Andrea Moro CC BY-SA 4.0

 

Nella parte alta dell’orto - confinante con la sezione dedicata all’attività di ricerca - una roccera accoglie una ampia collezione di piante erbacee emicriptofite scapose: Dianthus carthusianorum, Dianthus giganteus, Lychnis coronaria, geofite bulbose: Allium obliquum, Allium lusitanicum, Allium schoenoprasum, etc. Una ricca collezione di entità mediterranee tra cui Anemone palmata, una Ranunculacea rara presente in Italia solo in Sicilia e Sardegna, Arum pictum, aracea originaria delle Baleari, Sardegna e Corsica, Galactites tomentosus, Glandora rosmarinifolia, Linaria reflexa, Lotus tetragonolobus, Siphonostylis unguicularis, Umbilicus horizontalis, Vinca difformis subsp. sardoa etc. Una sezione più ombreggiata della roccera accoglie Syneilesis subglabrata, asteracea endemica dell’isola di Formosa; Fuchsia procumbens, un arbusto strisciante endemico delle zone costiere dell'Isola del Nord della Nuova Zelanda della famiglia delle Onagracee; Tricyrtis macrantha subsp. macranthopsis - il giglio dei rospi - originaria della penisola di Kii nel Giappone centrale e Rehmannia piasezkii, una vistosa orobancacea cinese delle province di Hubei e Shanxi.

A sinistra: Syneilesis subglabrata, in alto al centro Fuchsia procumbens, in basso Tricyrtis macrantha subsp. macranthopsis, a destra Rehmannia piasezkii. Foto di Andrea Moro CC BY-SA 4.0

 

Nell’estate del 2026 verrà inaugurata la sezione dell’orto botanico dedicata alle piante medicinali con fioriere rialzate che accoglieranno:  Achillea millefolium, Alcea rosea, Althaea cannabina, Althaea officinalis, Angelica archangelica, Arnica chamissonis, Arnica montana, Artemisia absinthium, Astragalus membranaceus, Atropa belladonna, Calendula officinalis, Cochlearia officinalis, Cynara scolymus, Datura discolor, Datura stramonium, Digitalis lanata, Digitalis purpurea, Echinacea angustifolia, Echinacea purpurea, Eschscholzia californica, Euphorbia epithymoides, Anethum foeniculum, Gentiana lutea, Glycyrrhiza glabra, Grindelia robusta, Hibiscus sabdariffa, Humulus lupulus, Hypericum perforatum, Inula helenium, Leonurus cardiaca, Linum alpinum, Linum usitatissimum, Malva sylvestris, Matricaria chamomilla, Melissa officinalis, Mentha cervina, Mentha suaveolens, Nicotiana glauca, Nicotiana sylvestris, Paeonia officinalis ssp. banatica, Pimpinella anisum, Rheum rhabarbarum, Rumex sanguineus, Ruta graveolens, Scabiosa atropurpurea, Scutellaria baicalensis, Silybum marianum, Solidago virgaurea, Tanacetum parthenium, Trigonella foenum-graecum, Valeriana officinalis.

       

  Sezione dedicata agli alberi e arbusti mediterranei e la roccera.

   

          Area a prato nella parte inferiore dell’orto botanico.

    

       L’incanto autunnale (novembre 2025).

      

       Primavera imminente (marzo 2026).

 

 

Vuoi segnalare anche tu specie di piante e di animali visti nel Campus universitario? Puoi farlo su Biodiversity @University of Trieste.

 

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Ultimo aggiornamento: 26-05-2026 - 15:45