WASTEREDUCE, da Units nuovi strumenti per prevenire e monitorare l’abbandono dei rifiuti nelle aree protette

Tipologia news: 
home
Data pubblicazione
Pubblicato il: 
30/07/2026

 

WASTEREDUCE, dall’Università di Trieste nuovi strumenti per prevenire e monitorare l’abbandono dei rifiuti nelle aree protette

 

Si conclude il progetto Interreg Italia–Croazia dedicato alla gestione integrata dei rifiuti nelle aree Natura 2000. Il Dipartimento di Scienze della Vita ha contribuito con le scienze comportamentali, il telerilevamento e il monitoraggio degli accumuli di rifiuti negli ambienti terrestri e marini

 

Comprendere dove si accumulano i rifiuti, riconoscere tempestivamente le aree maggiormente esposte all’abbandono e, nello stesso tempo, intervenire sui comportamenti individuali e collettivi che determinano il fenomeno. È questo il contributo scientifico portato dall’Università degli Studi di Trieste al progetto europeo WASTEREDUCE – Integrated waste reduction strategies and solutions in protected and Natura 2000 areas, giunto alla conclusione dopo due anni e mezzo di attività transfrontaliere.

Avviato il 1° febbraio 2024 e in conclusione il 31 luglio 2026, WASTEREDUCE è stato finanziato dal Programma Interreg Italia–Croazia 2021–2027. Il progetto ha avuto un valore complessivo di circa 1,66 milioni di euro, finanziato per l’80% dal Fondo europeo di sviluppo regionale, e ha coinvolto otto partner coordinati dall’Istituto per l’Agricoltura e il Turismo di Parenzo. I risultati complessivi del progetto sono stati presentati il 2 luglio 2026 a Parenzo, in Croazia, nel corso della Conferenza e meeting conclusivo del parternariato, che ha riunito tutti i partner italiani e croati. Le attività sviluppate sul versante italiano sono state successivamente approfondite il 14 luglio a Fontaniva, in provincia di Padova, durante la conferenza dedicata all’area pilota del Medio Brenta.

Le attività sono state condotte in tre principali aree pilota: la costa occidentale dell’Istria, la valle del fiume Brenta e la baia di Sakarun, sull’isola croata di Dugi Otok. L’obiettivo comune era mettere a punto strategie e soluzioni integrate per prevenire la produzione e l’abbandono dei rifiuti, individuarne le zone di accumulo, migliorarne la raccolta e ridurne gli effetti sugli ecosistemi protetti e sui siti della Rete Natura 2000.

Il contributo del Dipartimento di Scienze della Vita

All’interno del partenariato, il Dipartimento di Scienze della Vita dell’Università degli Studi di Trieste ha sviluppato due linee di attività complementari, dedicate rispettivamente all’analisi dei comportamenti umani e all’osservazione ambientale mediante tecniche di monitoraggio da remoto.

Il professor Fabio Del Missier ha coordinato la componente relativa alle scienze comportamentali, studiando i fattori cognitivi, motivazionali e contestuali che favoriscono oppure ostacolano il corretto conferimento dei rifiuti. L’attività ha permesso di superare una concezione esclusivamente informativa delle campagne ambientali: conoscere il problema, infatti, non è sempre sufficiente a modificare i comportamenti.

Le indicazioni emerse sottolineano la necessità di intervenire contemporaneamente sulla consapevolezza dei cittadini, sulla motivazione ad adottare condotte responsabili e sulle

caratteristiche concrete degli spazi nei quali tali comportamenti devono essere messi in pratica. La posizione e la riconoscibilità dei punti di raccolta, la chiarezza delle indicazioni, l’accessibilità dei servizi e l’organizzazione delle aree ricreative possono rendere il comportamento corretto più semplice e immediato.

«Per contrastare efficacemente l’abbandono dei rifiuti è necessario operare sulla consapevolezza, sulla motivazione e sulla facilitazione dei comportamenti corretti», sottolinea il professor Fabio Del Missier. Le cosiddette infrastrutture ambientali devono quindi essere progettate tenendo conto non soltanto delle esigenze tecniche della raccolta, ma anche delle modalità con cui le persone percepiscono gli spazi, prendono decisioni e rispondono agli stimoli presenti nel contesto.

Il professor Giovanni Bacaro ha seguito invece le attività relative alle analisi da remoto e al monitoraggio spaziale degli accumuli e dell’abbandono dei rifiuti negli ambienti terrestri e marini. L’integrazione tra immagini satellitari, informazioni territoriali e verifiche effettuate sul campo ha consentito di analizzare la distribuzione del fenomeno, individuare le aree potenzialmente più vulnerabili e sviluppare metodologie trasferibili ad altri territori.

L’approccio adottato permette di passare da interventi prevalentemente reattivi, effettuati dopo la segnalazione o l’individuazione di un accumulo, a sistemi di osservazione più sistematici. La lettura integrata dei dati territoriali consente infatti di riconoscere possibili punti critici, orientare i sopralluoghi e programmare in modo più efficiente le attività di prevenzione, controllo e rimozione.

Nell’ambiente marino, il progetto ha inoltre sperimentato procedure per identificare dalle immagini satellitari possibili anomalie riconducibili alla presenza di rifiuti, fenomeni di eutrofizzazione o contaminazioni superficiali, da verificare successivamente attraverso osservazioni dirette.

«La presenza dei rifiuti non è distribuita casualmente nello spazio», evidenzia il professor Giovanni Bacaro. «Gli accumuli riflettono le caratteristiche del paesaggio, la frequentazione delle aree, l’accessibilità, le attività ricreative e le dinamiche di trasporto terrestre e marino. L’integrazione tra telerilevamento, analisi spaziale e monitoraggio sul campo permette di individuare le aree maggiormente esposte e di indirizzare in modo più efficace le misure di gestione».

Dalla ricerca alle soluzioni operative

Uno dei principali risultati di WASTEREDUCE è la costruzione di un modello integrato che combina conoscenza scientifica, partecipazione degli enti territoriali, coinvolgimento delle comunità locali e sperimentazione di interventi concreti. Il modello si fonda su tre elementi principali: comprensione dei comportamenti, collaborazione tra gli stakeholder e sviluppo di soluzioni replicabili in differenti aree naturali dell’Adriatico.

Nel corso del progetto sono stati realizzati sopralluoghi, sistemi di videosorveglianza, attività di raccolta e classificazione dei rifiuti, campagne di sensibilizzazione, incontri con amministrazioni, gestori delle aree protette, associazioni e operatori turistici. Sono state inoltre valutate nuove modalità di conferimento, tra cui la realizzazione di punti di raccolta chiaramente identificabili nelle aree di maggiore affluenza e la riorganizzazione dei servizi nelle zone ricreative.

Nell’area del Medio Brenta, il monitoraggio ha evidenziato sia la presenza di rifiuti riconducibili alle attività ricreative, come resti di picnic e bivacchi, sia episodi più gravi di abbandono di materiali ingombranti o potenzialmente pericolosi. Le operazioni condotte sul territorio hanno permesso di recuperare, in un solo anno, circa 40 tonnellate di rifiuti.

Sul versante croato sono state sperimentate soluzioni rivolte anche all’ambiente costiero e marino. Tra queste figura un sistema per la raccolta dei rifiuti galleggianti installato nella baia di Santa Marina, nei pressi di Parenzo, progettato in modo da poter essere trasferito, secondo le necessità, in differenti settori della costa istriana.

Particolare attenzione è stata riservata anche agli effetti dei rifiuti sulla fauna. Le analisi effettuate dai partner croati su oltre quaranta uccelli marini rinvenuti morti hanno rilevato la presenza di plastica nell’apparato digerente della quasi totalità degli individui esaminati, confermando la diffusione del problema lungo la catena ecologica marina.

La conclusione del progetto non rappresenta la fine delle attività avviate. Le metodologie di monitoraggio, i piani di azione, gli strumenti educativi, le indicazioni comportamentali e le soluzioni operative sviluppate da WASTEREDUCE costituiscono un patrimonio utilizzabile dagli enti gestori delle aree protette, dalle amministrazioni locali e dagli altri soggetti responsabili della gestione del territorio.

Con WASTEREDUCE, l’Università degli Studi di Trieste conferma il proprio impegno nello sviluppo di approcci interdisciplinari alla tutela ambientale, nei quali le competenze ecologiche, psicologiche e tecnologiche concorrono alla comprensione dei fenomeni e alla definizione di interventi concretamente applicabili. La prevenzione dell’abbandono dei rifiuti richiede infatti non soltanto sistemi più efficienti di raccolta e controllo, ma anche una conoscenza approfondita dei territori e delle persone che li frequentano.

 

Ultimo aggiornamento: 30-07-2026 - 12:24
Share/Save