Presentati i risultati della ricerca del Dipartimento di Scienze della Vita nell’ambito del progetto europeo WASTEREDUCE

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Data pubblicazione
Pubblicato il: 
23/01/2026

 

Capire i comportamenti per ridurre l’impatto sugli ambienti naturali

Presentati i risultati della ricerca del Dipartimento di Scienze della Vita nell’ambito del progetto europeo WASTEREDUCE.

Trieste, 22 Gennaio - Il problema dell’accumulo di rifiuti nelle aree naturali non si risolve soltanto raccogliendoli. Per affrontarlo davvero bisogna capire perché vengono abbandonati, quali condizioni ne favoriscono la presenza e quali strumenti possono prevenirne la dispersione. Significa osservare da vicino come le persone agiscono negli spazi aperti, quali difficoltà incontrano nel comportarsi correttamente e come si possano creare contesti che rendano più semplice scegliere di fare la cosa giusta.

Su queste sfide, sempre più urgenti nelle aree protette e naturali, dove il controllo è ridotto e la pressione turistica elevata, si è concentrato il lavoro del Dipartimento di Scienze della Vita dell’Università di Trieste, che ieri ha presentato a Cittadella (PD) i risultati della propria ricerca nell’ambito del progetto europeo WASTEREDUCE, durante il workshop ospitato presso Villa Rina.

 

Negli ultimi mesi, i ricercatori del DSV hanno unito scienze comportamentali e analisi ambientali per comprendere come prevenire l’abbandono dei rifiuti nelle aree protette e nei siti Natura 2000. Le analisi dei dati raccolti mostrano con chiarezza che la presenza di rifiuti non è soltanto il frutto di cattive abitudini individuali, ma nasce dall’interazione tra la qualità delle infrastrutture, il modo in cui vengono fornite le informazioni e le percezioni che i visitatori maturano durante la loro esperienza. A queste osservazioni si sono affiancati i questionari somministrati ai visitatori, che hanno permesso di comprendere come valutano lo stato delle aree, quali comportamenti si sentono in grado di adottare e quali interventi ritengono più utili ed efficaci.

È in questo intreccio che si collocano le raccomandazioni presentate dai ricercatori dell’Ateneo triestino, frutto dell’osservazione diretta, delle interviste agli attori locali e dell’analisi delle risposte ai questionari e di una sperimentazione avanzata di strumenti di monitoraggio.

 

“Quando chiediamo alle persone di comportarsi in modo responsabile, dobbiamo aiutarle a farlo”, ha ricordato il Prof. Fabio Del Missier, docente di psicologia ambientale, commentando i risultati. “La ricerca ci dice che non basta dire ‘non lasciare rifiuti’. Serve creare un contesto che renda semplice la scelta corretta: istruzioni precise, cartelli comprensibili, infrastrutture coerenti. Quando tutto questo c’è, i comportamenti virtuosi aumentano spontaneamente”.

 

Accanto all’analisi dei comportamenti, il DSV ha testato metodi di telerilevamento per individuare i punti più vulnerabili. Le immagini satellitari offrono una visione d’insieme, ma spesso non permettono di mappare facilmente i rifiuti di piccole dimensioni; l’utilizzo di droni, invece, permette una mappatura di dettaglio e di rivelare le aree più a rischio. Strumenti che, con ulteriori perfezionamenti e grazie all’intelligenza artificiale, potranno fornire un monitoraggio costante nel tempo per migliorare così la gestione dei siti naturali.

Il workshop si è svolto mentre WASTEREDUCE entra nella sua fase finale, portando con sé un patrimonio di dati e conoscenze che sarà utile ben oltre i confini del progetto. Finanziata dall’Unione Europea con oltre 1,6 milioni di euro, l’iniziativa coinvolge otto partner italiani e croati – tra cui l’Istituto per l’Agricoltura e il Turismo di Parenzo (capofila), il Dipartimento di Scienze della Vita dell’Università di Trieste, ARPAV, Regione Istriana, Natura Histrica, l’associazione Sunce, ETRA SpA ed Etifor – con l’obiettivo comune di migliorare la gestione dei rifiuti nelle aree protette e contrastare la dispersione della plastica. Il progetto prevede ora il passaggio alla fase di implementazione di misure concrete, che saranno sviluppate in collaborazione con le amministrazioni locali sulla base delle evidenze raccolte e delle priorità emerse durante il processo partecipativo.

 

La collaborazione transfrontaliera dimostra che un approccio basato sulle evidenze scientifiche può cambiare in profondità le strategie di tutela e le politiche ambientali. E che la protezione dei nostri fiumi, delle riserve naturali e dei paesaggi più preziosi comincia sempre da un gesto semplice: mettere le persone nelle condizioni di fare la cosa giusta.

 

Per maggiori informazioni sul progetto: https://www.italy-croatia.eu/en/web/wastereduce
Contatti: wastereduce@units.it

 

Ultimo aggiornamento: 23-01-2026 - 09:36
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